Personalmente penso, che qualcosa di nuovo si comincia ad “annusare”. La granitica alleanza che ha sostenuto per dieci anni il Sindaco Pericu, comincia a mostrare le contraddizioni palesate, a livello nazionale con il Governo Prodi. A due anni dal varo dell’impresentabile “santa alleanza di csx”, abbiamo potuto assaporare già due rimpasti di giunta in Consiglio Comunale. Qualche scandaluccio di troppo e nel novero delle cose progettate e realizzate ancora una casella tristemente vuota. La “forma”, che tanto ha fatto amare ( anche dall’opposizione) l’ex sindaco Pericu in Consiglio Comunale, tristemente calpestata, con assenze perenni sia del Capo M.V., che dei suoi Assessori e con discussioni inesistenti con la minoranza in Comune ” PdL”. Quando poi si decide qualcosa sembra che lo si faccia per far dispetto alla controparte ( Moschea al Lagaccio docet). Tra le cose fatte annoveriamo un Gay Pride una commemorazione del G8 e qualche notte bianca.
Secondo Voi esiste qualche possibilità di veder funzionare e realizzare la gronda di Ponente, il gassificatore, il terzo valico, la tram via e la metropolitana ?
E/o magari solo: qualche parco pubblico pulito e controllato, qualche spiaggia gestita e non abbandonata, qualche ufficio postale implementato e non chiuso, qualche aiuola curata e non asfaltata, qualche posteggio libero e non a pagamento …?
Magari, senza rincorrere l’utopia del 65% di raccolta differenziata, senza stravolgimento dei progetti infrastrutturali e senza pensare che tutti dobbiamo prendere il bus per andare a lavorare ?
di Massimiliano Lussana dalla prima pagina de Il Giornale del 30 Giugno 2009.
Il candidato del Pdl riparte dai problemi dei cittadini e riconquista subito i liguri Perchè segna la svolta rispetto al Biasotti concentrato (troppo concentrato) su Terzi Valichi, Iit e massimi sistemi che - nonostante le grandi idee e la voglia di volare alto - ne hanno fatto un governatore a tratti troppo staccato dal suo popolo. E segna anche una decisa inversione di marcia rispetto al Biasotti che, umilmente, si è rimesso a lavorare da capo, ventre a terra, come l’ultimo dei peones a Montecitorio. Totalizzando ottimi risultati di partecipazione al voto (secondo solo all’irraggiungibile Roberto Cassinelli, che ormai è quasi un tutt’uno con il suo banco della Camera, una specie di essere mitologico metà deputato e metà scranno), ma anche un grande apprezzamento dei colleghi per la serietà del suo lavoro. Anche e soprattutto quello in commissione Trasporti.
Confesso, anzi, che vederlo così preso e compreso nel lavoro di deputato a Montecitorio, in qualche modo mi preoccupava. Temevo che, in qualche modo, si appassionasse troppo al lavoro alla Camera. E, soprattutto, che questo suo darsi da fare nel lavoro nuovo, lo indebolisse allontanandolo definitivamente dal territorio ligure.
Invece, quel banchetto dove cambiavano i comprimari - da Enrico Cimaschi ai ricci vaporosissimi di Lilli Lauro, da Franco De Benedictis a Andrea Cevasco, da Walter Centanaro a tanti altri eletti arancioni nei municipi e semplici militanti - ma non Biasotti, che non ha mollato la postazione nemmeno per un secondo (ma non avrà necessità fisiologiche?), a mio parere è la vera investitura a candidato presidente della Regione per Sandro. Addirittura più forte del discorso, a sorpresa, di Claudio Scajola alla seconda convention di Varazze.
Così come è addirittura più forte del ritrovato feeling scajolano l’essere praticamente ovunque di Biasotti durante la campagna elettorale per le europee e le amministrative, da Ventimiglia a Ortonovo, accolto dappertutto da un popolo che lo incoraggiava. A tratti, più che nel 2000, quando Sandro portava con sè la forza della novità. E, certamente, molto più che nel 2005 quando ha creduto che gli bastasse andare in televisione per dare conto del suo buon governo. Non c’è niente da fare: un minuto in mezzo alla gente, vale mille volte di più di ore in televisioni, magari a rispondere a domande sull’ultima proposta di riforma della legge elettorale e sul «listino del presidente» che tanto appassionano i giornalisti di casa nostra.
Il marciapiede vale di più. Perchè se il discorso del ministro dello Sviluppo Economico e leader indiscusso del Pdl ligure aveva messo il suggello politico sotto il nome di Biasotti, il banchetto di via Venti è la ceralacca popolare. La certificazione in carne, ossa e sudore che non c’è alcun candidato alternativo. A meno che spuntino «tavoli» nazionali per la Lega, al momento non prevedibili e nemmeno auspicati dal leader leghista ligure Francesco Bruzzone, che in tutta questa vicenda si è sempre dimostrato assolutamente leale.
Insomma - a meno di cataclismi politici che, ad oggi, nessun sismografo può nemmeno lontanamente prevedere - Sandro Biasotti ha tutte le carte in regola per essere il candidato presidente della Regione del Pdl, forte di una coalizione il più possibile coesa, compatta e libera da liste e listarelle che non avrebbero nessun valore aggiunto politico, ma rischierebbero di essere solo zavorra, allontanando più elettori di quelli che avvicinerebbero. Sulla sua strada, poi, Sandro troverà Claudio Burlando. Il più insidioso, capace (di tutto), trasversale, manovriero, politico e intelligente degli avversari. Ma battibile da questo Biasotti.
L’insostenibile immobilismo del Partito Democratico di fronte alle insostenibili richieste del “comitato No tav No gronda No park”.
E’ l’ora di dire basta a chi, sostiene arbitrariamente posizioni che stridono con lo sviluppo economico e sociale della città e della regione e sono contrarie all’esiziale diritto dell’impresa che, ottenuta una concessione comunale e/o regionale e/o provinciale ( dopo innumerevoli “gabelle burocratiche”) deve poter vedere concretizzarsi materialmente ciò, che per anni ha progettato. Ledere questo basilare diritto allontana implicitamente qualsivoglia forma d’ intraprendere e d’ investire. Questo comitato “No tav No gronda No park” è contro a tutto ciò di cui Genova ha estremo bisogno, cioè posteggi gronda di ponente e terzo valico. Dare voce all’immobilismo imperante significa relegare la nostra regione a una posizione di non sviluppo per i prossimi trent’anni. Ieri, il Consiglio di Stato ha accolto il ricorso della Sistema Parcheggi,( per il contestato parcheggio da 400 posti auto sotto i giardini dell´Acquasola.) annullando la pronuncia dei giudici del Tar Liguria, che aveva dato ragione al comitato. Si discuteva ancora su una pratica edilizia che aveva preso il via il 25 luglio 1988, con la delibera numero 1220 che prevedeva: «La realizzazione e gestione di cinque autoparcheggi pubblici nei siti di Piazza della Vittoria, Spianata Acquasola, Largo Santa Maria dei Servi, Piazza Paolo da Novi e Piazza Palermo» .Per capire di cosa stiamo parlando: di questi autoparcheggi solo uno ha visto la luce: quello di Piazza della Vittoria, anche se parzialmente e molto ridotto nei volumi. Oggi, ventuno anni dopo, il Partito Democratico è sempre ostaggio di chi nulla vuole che venga realizzato. E’ giunta l’ora di dire BASTA. E’ giunta l’ora dei fatti e non dei ricorsi al Tar auspicati. E’ giunta l’ora di portare in Consiglio Comunale per l’approvazione il tracciato della gronda di ponente. E’ giunta l’ora di consegnare l’area dell’Acquasola alla Sistema Parcheggi in modo che possa iniziare l’opera. E’ giunta l’ora di cantierizzare il Terzo Valico. Vediamo se alle parole, il Partito Democratico saprà, fare seguire i fatti nelle sedi istituzionali.