FILO DIRETTO CON ANDREA CEVASCO CANDIDATO AL CONSIGLIO DELLA REGIONE LIGURIA (LISTA BIASOTTI) intervista realizzata da Allesandro Mangini per il mensile “il Drago buono”.

Non vi è una data precisa ma la voglia d’impegnarmi è nata contestualmente alla nascita dei miei figli. Penso sia successo a tutti i padri di chiedersi: quale società vorrei per loro? Da quel momento in poi, il passo è stato breve. Ho cominciato a scrivere ed esternare ad altri le mie idee e la mia voglia di cambiamento: lettere a ministri, lettere ai giornali. Forse un po’ inaspettatamente ho ricevuto molti attestati di stima e anche incoraggiamenti. Una telefonata di ringraziamento dal Senatore Alfredo Biondi a casa (argomento: difesa dell’onestà intellettuale). Una lunga lettera dal Presidente della Camera Fausto Bertinotti, in data 17.12.2007 (argomento: morti bianche e sicurezza sul lavoro). Una mail dell’attuale Ministro alle attività produttive Claudio Scajola (argomento: produzione e sviluppo) Una lettera di risposta a un mio articolo, pubblicato su Il Giornale di Genova, in occasione della celebrazione della Festa della Liberazione ( argomento: ricorrenza del xxv aprile a Genova) da parte del Consigliere del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano per la Stampa e l’Informazione, Pasquale Cascella. E molte e-mail di incoraggiamento e/o solo di condivisione. Il mio blog www.andreacevasco.com di discussione politica annota; 17.193 visite e 31.790 pagine lette. Visite dalla città di Genova: 7.285. Per me un grande e inaspettato risultato.
E inoltre: perché il centrodestra e perché, nel centrodestra, proprio Sandro Biasotti?
Il centrodestra è la mia casa naturale. Mentalmente sono troppo distante dall’ideale comunista ma anche dal post-comunismo e/o dall’attuale socialdemocrazia (mai compiuta!). Perché Sandro Biasotti? Sandro Biasotti per la sua recente storia politica e la sua passata storia imprenditoriale non ha certo da invidiare niente a nessuno. L’impegno politico da deputato a Roma, il ruolo di capogruppo PdL della Commissione IX Trasporti, dimostrano come l’uomo si sia prodigato in difesa degli interessi della nostra regione e di come egregiamente ci ha rappresentato di fronte all’Italia intera. Per questo mi ritengo fortunato di essere candidato nelle liste civiche per Biasotti Presidente.
Come giudichi la Liguria d’oggi?
La Liguria, oggi, è una regione espressione della classe politica che la governa e della post industrializzazione statale. La burocrazia imperante e l’assenza di libera concorrenza mortificano la storia di un popolo che nel passato aveva esportato civiltà, democrazia e tolleranza, oltre a valori ed etica, sia professionale che imprenditoriale. Manca progettualità d’insieme. Si legifera a rimorchio di chi strilla di più. L’oligarchia di sinistra ha stretto un patto incestuoso con l’aristocrazia ligure affinché “tutto cambia perché nulla cambi” fedeli entrambi al motto: “è meglio un male già noto a un bene non sperimentato”. L’immobilismo regna sovrano: No a gronda autostradale, no a terzo valico, no al piano casa, no alla scuola privata, no alla grande distribuzione che non sia a marchio Coop, no a una sanità pubblico-privata, no a gestioni miste pubblico-privato, no alla caccia, no ai termovalorizzatori, eccetera. Due filosofie al confronto: quella del FARE di centrodestra e quella BUROCRATICA del sopravvivere di centrosinistra.
E quale Liguria vorresti realizzare?
Il senso morale di una società si misura su ciò che fa per i suoi bambini (D. Bonhoeffer). IO HO UN SOGNO NEL CASSETTO: cambiare Genova e la Liguria in modo che il sorriso non scompaia dal volto dei nostri figli. Le legislature durano cinque anni, e appurato che i risultati dell’alleanza di Burlando sono un decimo di ciò che si potrebbe fare, io ritengo che non si possa aspettare 50 anni per veder realizzare ciò che, con un governo di centrodestra, con Biasotti presidente, si potrebbe realizzare in una legislatura. La politica del fare è nel nostro e nel mio DNA. E con un’alleanza più coesa e organica potremmo finalmente creare quelle condizioni di sviluppo, lavoro e qualità della vita che sono l’humus sociale per una riconquista del sentirsi parte attiva di un progetto produttivo. Natalità, lavoro, integrazione e legalità sono fondamentali per affrontare la sfida del 21° secolo.
Telegraficamente, esponi i punti di programma che secondo te devono avere la massima priorità.
Lavoro: Certamente questo è un periodo procelloso e i marosi dell’economia globalizzata, dell’ingiustizia sociale, della disoccupazione, dell’incertezza sul futuro, dell’insicurezza quotidiana, dell’antipolitica urlata s’accaniscono sull’Italia e sulla Liguria. Ma sono sicuro che con unità d’idee si possa avere la forza per risolvere i problemi e che la condivisione dei valori possa fare la differenza, nella loro risoluzione.
Famiglia: “La vita va difesa, tutelata e servita, anche prima della nascita, come nella sua fase terminale”. Su questo punto in Liguria bisogna lavorare moltissimo. I dati in mio possesso fanno rabbrividire: in Liguria 607 donne hanno avuto almeno 4 aborti; quasi 4000 aborti eseguiti in 365 giorni. La Liguria è prima nella classifica italiana in fatto di divorzi; nelle prime quattro in fatto di separazioni. L’indice di natalità a Genova e in Liguria è tra i più bassi d’Italia. La Regione Liguria non ha mai fatto nulla per combattere questa incivile deriva. La famiglia è sacra. I figli sono vita e la vita non si può interromperla agli albori. Non si può rimanere inermi, politicamente, di fronte a questa reale emergenza, anche demografica. Io mi impegnerò in questa battaglia di civiltà.
Sicurezza: L’irrazionalità, l’emotività, l’egoismo, la xenofobia, inconsci o meno che siano, fanno parte del bagaglio psicologico d’ognuno di noi. Chi vive attivamente nelle nostre città deve riconoscere che la tentazione dell’insofferenza, del rigetto, dell’intolleranza, è spesso messa a dura prova dalle varie forme di mendicità, a volte violenta, che gli extracomunitari esercitano. Chi subisce sulla propria pelle lo stillicidio degli scippi, dei furti, dei borseggi, della prostituzione sotto casa, dell’accattonaggio minaccioso, deve dimostrare continuamente a se stesso e alla società tutta, di avere tenacemente la volontà di non generalizzare, di capire, di comprendere, di tollerare. Preso atto di ciò, il bisogno di sicurezza inteso come ordine pubblico, rientra, seppure indirettamente, in una politica di aiuto alle fasce più deboli. Spesso sono proprio le fasce più deboli, anziani e donne, che pagano un prezzo personale elevato alla mancanza di sicurezza. Urge quindi, la necessità di inserire la voce “Sicurezza” nell’ambito del Welfare, unitamente alle problematiche connesse all’immigrazione, all’accoglienza ed all’integrazione dei migranti presenti sul nostro territorio.
Sanità: Quattro punti cardini per il cittadino: 1) riduzione dei tempi di attesa; 2) informatizzazione della cartella clinica; 3) potenziamento dell’assistenza ai cittadini anziani e disabili; 4) particolare attenzione alla prevenzione.
Che cosa pensi dell’ispirazione religiosa in politica?
“Ecclesia libera in libera patria”. Mi definisco laico, e non laicista.
Come valuti la presenza dei cattolici nei due schieramenti?
Sono contrario all’autoreferenziazione religiosa in politica. Le religioni sono “fedi” personali e private. Sono un fervente difensore della tradizione cristiana della nostra nazione e della nostra regione.
Com’è il tuo rapporto con la fede?
Sono una delle tante “pecorelle del gregge” che fatica quotidianamente a rispettare i dettami evangelici. Non sta a me giudicarmi, verrà il tempo e Colui a cui dovrò rendere conto.
Restiamo in tema: oggi l’immigrazione pone seri problemi di convivenza e d’integrazione anche a causa delle diversità culturali e religiose. La vicenda della moschea è solo la punta di un iceberg. Ammesso (e concesso) che non esistano soluzioni preconfezionate, e men che meno ideologiche, tu come credi che occorra affrontare questioni di tanta importanza e delicatezza?
Premesso che il documento ufficiale della Carta dei Valori del Popolo della Libertà Ligure, approvato all’unanimità dagli Stati Generali di Varazze nel dicembre scorso, prevede: “l’accoglienza e l’integrazione delle persone immigrate deve coniugarsi con il rispetto della legge italiana, con l’ordine e la sicurezza del nostro territorio, con la libertà e il diritto dei cittadini di circolare serenamente per le strade, con la difesa delle nostre radici [..]. È importante che la Liguria sostenga e promuova il dialogo interculturale inteso come incontro tra culture diverse nel giusto equilibrio dei diritti e dei doveri […]. La libertà religiosa deve essere garantita e va coniugata con il rispetto della legge e della sicurezza”. Malgrado ciò, io capisco le paure dei cittadini genovesi. Nessuno può dirsi veramente immune da impulsi biologici come il sospetto, la paura, il rifiuto dell’altro, dell’alieno, dello straniero, del diverso. E questi impulsi biologici, fanno sì che i genovesi tutti siano contrari alla costruzione di una moschea nel loro quartiere. Come affrontare una questione di tanta importanza e delicatezza? Far costruire la moschea oggi al Lagaccio significa produrre soltanto nuove conflittualità e nuove disuguaglianze. Solo un’azione “politica bipartisan” può convincere la popolazione dell’ineluttabilità dell’integrazione religiosa. Bisogna creare le condizioni affinché si possano programmare iniziative di incontro e di formazione che coniughino i valori della cittadinanza, con il diritto di libertà religiosa, affinando le competenze giuridiche, educative e linguistiche necessarie per la gestione di centri culturali islamici. Si deve far accettare e ribadire che, rispettare ed affermare l’individualità di un popolo che ha i suoi diritti, non significa negare quelli dell’individualità dell’extra-comunitario, che nella scala dei valori etici ha anch’esso valori primari, legati alla sua cultura alla sua religione e al suo modo di vivere. Invece, il buonismo ideologico che pervade la mente della sinistra a Genova nasconde l’egoismo di chi vuol esorcizzare i propri complessi di colpa o ignorare, senza giustizia, l’equilibrato diritto di ognuno. Contro ogni buon senso, il sindaco Vincenzi, è andata oltre i suoi poteri amministrativi, di revoca e/o conferma dell’autorizzazione a costruire la moschea a Coronata e ha assunto l’indebito ruolo di ricercatore immobiliare di area alternativa (Lagaccio). Il tutto, in sfregio al volere dei suoi amministrati. Urge lavorare a una soluzione che garantisca i diritti delle minoranze senza ledere i diritti dei cittadini italiani. Solo con la condivisione politica si può pensare di governare gli impulsi biologici dei genovesi.
I frequenti episodi di corruzione e di immoralità diffusa gettano ombre lunghe sulla nostra classe dirigente. La gente vi si è tanto abituata che quasi nemmeno più s’indigna. Non credi che nella selezione dei propri candidati e rappresentanti i partiti dovrebbero essere molto più rigorosi? Un leader politico non dovrebbe praticare un’esemplare etica pubblica e privata?
Il degrado socio-culturale della nostra nazione e sotto gli occhi di tutti. Ma la delegittimazione e il populismo oltre che l’antipolitica dilagante, non recano un buon servizio alla nostra Repubblica. Le persone oneste e perbene devono partecipare attivamente alla rinascita culturale ed etica della società e della politica. Il demandare ad altri questo pesante fardello non ci esime da colpe sulle scelte. Il popolo in democrazia è sovrano. La politica dell’alternanza è il vero sale della democrazia.
Un aspetto curioso del centrodestra è che raccoglie un consenso vastissimo a fronte di un’organizzazione territoriale molto rarefatta. A Bavari e in Valle Sturla, per esempio, l’unico soggetto politico attivo è il PD. Possibile che voi non riusciate a creare dei momenti di partecipazione e delle strutture in grado di sopravvivere alla fine di una campagna elettorale?
Cari amici: a Bavari non è attivo il Partito Democratico, ma alcuni militanti che si rifanno a tale partito. La differenza non è da poco. I partiti, in generale, hanno smesso di presidiare il territorio. Usano tecniche di comunicazione di massa e non più ancorate all’esigenza locale. Motivazione: una ragione prettamente finanziaria ed economica (nessun partito può più permettersi tali spese). Tutto è lasciato all’intraprendenza personale e alla buona volontà dei singoli o dei gruppi.
Quale formula per un bipolarismo meno pasticciato? Immagino che il tuo giudizio sul PD sia negativo, ma nel PDL sono tutte rose e fiori?
Per un bipolarismo efficiente occorre ricalcare il modello europeo che unisce le forze omogenee in base ai valori di riferimento. Nel PDL non sono tutte rose e fiori… ma almeno non abbiamo la presunzione di voler far coesistere il diavolo con l’acqua santa.
Che cosa rappresenta Bavari per te? Che cosa ti piace del tuo paese, che cosa vorresti cambiare o migliorare?
Bavari è il luogo dei giorni spensierati della mia fanciullezza, dell’amicizia a prescindere. A Bavari ho deciso di far crescere i miei figli, che spero s’integrino con i figli dei compaesani. Del mio paese mi piace tutto o quasi. Di ciò, sento il dovere di ringraziare chi nei decenni passati si è adoperato per uno sviluppo che definirei a misura di famiglia. Vi era anche la caserma dei Carabinieri e sicuramente è la cosa che rimpiango di più. L’ecosistema del nostro quartiere è molto fragile e necessita di monitoraggi continui e di opere di consolidamento. Non bastano la buona volontà della popolazione (sempre dimostrata) e le opere in economia diretta. Urge interventi di salvaguardia e di riqualificazione di alcune frazioni oltre a una maggiore attenzione dell’area boschiva (i roghi di quest’anno hanno dimostrato l’estrema incuria). Auspicabile un pieno utilizzo a scopi sociali di tutti gli spazi inutilizzati (magari dati in gestione a privati).
Rivolgiti ai cittadini con un tuo personale appello al voto. Dacci i motivi per cui l’elettore o l’elettrice bavarese dovrebbe scegliere proprio te.
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