RSS
Scritto in:Politica
ARTICOLO 0 Commenti
03/17 2010

Regionali 2010 Liguria:perchè dare la preferenza ad ANDREA CEVASCO.

FILO DIRETTO CON ANDREA CEVASCO CANDIDATO AL CONSIGLIO DELLA REGIONE LIGURIA (LISTA BIASOTTI) intervista realizzata da Allesandro Mangini per il mensile “il Drago buono”.

 

Caro Andrea, tanto per cominciare, un po’ di storia. A quando risale il tuo “innamoramento” per la poli­tica?

Non vi è una data precisa ma la vo­glia d’impegnarmi è nata conte­stualmente alla nascita dei miei figli. Penso sia successo a tutti i padri di chiedersi: quale società vorrei per loro? Da quel momento in poi, il passo è stato breve. Ho cominciato a scrivere ed esternare ad altri le mie idee e la mia voglia di cambiamento: lettere a mini­stri, lettere ai giornali. Forse un po’ inaspettatamente ho ri­cevuto molti attestati di stima e an­che incoraggia­menti. Una te­lefonata di ringrazia­mento dal Se­natore Al­fredo Biondi a casa (argo­mento: di­fesa dell’onestà intellet­tuale). Una lunga lettera dal Presi­dente della Camera Fausto Berti­notti, in data 17.12.2007 (argo­mento: morti bian­che e sicurezza sul lavoro). Una mail dell’attuale Mini­stro alle at­tività pro­duttive Claudio Scajola (ar­gomento: produzione e sviluppo) Una lettera di ri­sposta a un mio articolo, pubbli­cato su Il Gior­nale di Genova, in oc­casione della cele­brazione della Fe­sta della Libe­ra­zione ( argomento: ri­correnza del xxv aprile a Genova) da parte del Consi­gliere del Presidente della Re­pub­blica Giorgio Napo­litano per la Stampa e l’Informazione, Pa­squale Cascella. E molte e-mail di in­corag­giamento e/o solo di condivi­sione. Il mio blog www.andreacevasco.com di discus­sione politica annota; 17.193 visite e 31.790 pagine lette. Visite dalla città di Ge­nova: 7.285. Per me un grande e inaspettato risultato.

 

E inoltre: perché il centrodestra e perché, nel centrodestra, proprio Sandro Biasotti?

Il centrodestra è la mia casa natu­rale. Mentalmente sono troppo di­stante dall’ideale comunista ma an­che dal post-comunismo e/o dall’attuale so­cialdemocrazia (mai compiuta!). Per­ché Sandro Biasotti?  Sandro Biasotti per la sua recente sto­ria politica e la sua passata storia im­prenditoriale non ha certo da invi­diare niente a nessuno. L’impegno politico da de­putato a Roma, il ruolo di capo­gruppo PdL della Commissione IX Trasporti, di­mostrano come l’uomo si sia prodi­gato in difesa degli inte­ressi della no­stra regione e di come egre­giamente ci ha rappresentato di fronte all’Italia intera. Per questo mi ritengo fortu­nato di essere candidato nelle liste ci­viche per Biasotti Presi­dente.

 

Come giudichi la Liguria d’oggi?

La Liguria, oggi, è una regione espres­sione della classe politica che la go­verna e della post industrializ­zazione statale. La buro­crazia impe­rante e l’assenza di libera concor­renza morti­ficano la storia di un po­polo che nel passato aveva esportato civiltà, de­mo­crazia e tolleranza, oltre a valori ed etica, sia professionale che im­prendi­toriale. Manca proget­tualità d’insieme. Si legifera a rimor­chio di chi strilla di più. L’oligarchia di sini­stra ha stretto un patto ince­stuoso con l’aristocrazia ligure affin­ché “tutto cam­bia perché nulla cambi” fe­deli entrambi al motto: “è meglio un male già noto a un bene non speri­mentato”. L’immobilismo re­gna so­vrano: No a gronda auto­stra­dale, no a terzo valico, no al piano casa,  no alla scuola privata, no alla grande distri­buzione che non sia a marchio Coop,  no a una sanità pub­blico-privata,  no a  gestioni mi­ste pubblico-privato, no alla caccia, no ai termova­lorizzatori, eccetera. Due filo­sofie al confronto: quella del FARE di centrodestra e quella BUROCRATICA del sopravvi­vere di cen­trosinistra.

 

E quale Liguria vorresti realizzare?

Il senso morale di una società si mi­sura su ciò che fa per i suoi bambini (D. Bonhoeffer). IO HO UN SOGNO NEL CASSETTO: cambiare Genova e la Liguria in modo che il sorriso non scompaia dal volto dei no­stri figli. Le legislature durano cin­que anni, e ap­purato che i risul­tati dell’alleanza di Bur­lando sono un de­cimo di ciò che si po­trebbe fare, io ri­tengo che non si possa aspettare 50 anni per veder re­alizzare ciò che, con un governo di centrodestra, con Bia­sotti presi­dente, si potrebbe realiz­zare in una legisla­tura.  La politica del fare è nel nostro e nel mio DNA. E con un’alleanza più coesa e orga­nica po­tremmo finalmente creare quelle con­dizioni di sviluppo, lavoro e qua­lità della vita che sono l’humus so­ciale per una riconquista del sen­tirsi parte at­tiva di un progetto pro­dut­tivo. Nata­lità, lavoro, integra­zione e legalità sono fondamentali per af­frontare la sfida del 21° se­colo.

 

Telegraficamente, esponi i punti di programma che secondo te devono avere la massima prio­rità.

Lavoro: Certamente questo è un pe­riodo procelloso e i marosi dell’eco­nomia globalizzata,  dell’ingiustizia sociale, della disoccupazione, dell’in­certezza sul futuro, dell’insicu­rezza quotidiana, dell’antipolitica urlata s’accaniscono sull’Italia e sulla Li­gu­ria.  Ma sono sicuro che con unità d’idee si possa avere la forza per ri­solvere i problemi e che la condivi­sione  dei valori possa fare la diffe­renza, nella loro risoluzione.

Famiglia: “La vita va difesa, tutelata e servita, anche prima della nascita, come nella sua fase terminale”.  Su questo punto in Li­guria bisogna lavo­rare moltissimo. I dati in mio pos­sesso fanno rabbrividire: in Ligu­ria 607 donne hanno avuto almeno 4 aborti; quasi 4000 aborti eseguiti in 365 giorni. La Liguria è prima nella classifica italiana in fatto di divorzi; nelle prime quattro in fatto di sepa­razioni. L’indice di natalità a Genova e in Liguria è tra i più bassi d’Italia. La Regione Liguria non ha mai fatto nulla per combattere questa incivile deriva. La famiglia è sacra.  I figli sono vita e la vita non si può inter­romperla agli albori. Non si può ri­manere inermi, politicamente, di fronte a questa reale emergenza, an­che demografica. Io mi impegnerò in questa battaglia di civiltà.

Sicurezza: L’irrazionalità, l’emotività, l’egoismo, la xenofobia, inconsci o meno che siano, fanno parte del ba­ga­glio psicologico d’ognuno di noi. Chi vive attivamente nelle nostre città deve riconoscere che la tenta­zione dell’insofferenza, del rigetto, dell’intolleranza, è spesso messa a dura prova dalle varie forme di men­dicità, a volte violenta, che gli extra­comuni­tari esercitano. Chi subisce sulla pro­pria pelle lo stillicidio degli scippi, dei furti, dei borseggi, della prostituzione sotto casa, dell’accattonaggio minac­cioso, deve dimostrare continuamente a se stesso e alla società tutta, di avere tenace­mente la volontà di non gene­raliz­zare, di capire, di compren­dere, di tollerare. Preso atto di ciò, il biso­gno di sicu­rezza inteso come or­dine pubblico, rientra, sep­pure in­di­retta­mente, in una politica di aiuto alle fasce più de­boli. Spesso sono proprio le fasce più deboli, anziani e donne, che pagano  un prezzo perso­nale ele­vato alla man­canza di sicu­rezza. Urge quindi, la ne­cessità di in­se­rire la voce “Sicurezza” nell’ambito del Welfare, unitamente alle proble­mati­che connesse all’immigrazione, all’accoglienza ed all’integrazione dei migranti presenti sul nostro territo­rio.

Sanità: Quattro punti cardini per il cittadino: 1) riduzione dei tempi di at­tesa; 2) informatizzazione della cartella clinica; 3) po­tenziamento dell’assistenza ai cittadini anziani e di­sabili; 4) particolare attenzione alla prevenzione.

 

Che cosa pensi dell’ispirazione re­ligiosa in politica?

“Ecclesia libera in libera patria”. Mi definisco laico, e non laicista.

 

Come valuti la presenza dei catto­lici nei due schieramenti?

Sono contrario all’autoreferenziazione religiosa in politica. Le religioni sono “fedi” per­sonali e private. Sono un fervente difen­sore della tradi­zione cristiana della nostra nazione e della nostra regione.

 

Com’è il tuo rapporto con la fede?

Sono una delle tante “pecorelle del gregge” che fatica quotidianamente a rispettare i dettami evangelici. Non sta a me giudicarmi, verrà il tempo e Colui a cui dovrò rendere conto.

 

Restiamo in tema: oggi l’immigrazione pone seri problemi di convi­venza e d’integrazione an­che a causa delle diver­sità cultu­rali e re­li­giose. La vicenda della moschea è solo la punta di un iceberg. Am­messo (e con­cesso) che non esi­stano solu­zioni precon­fezionate, e men che meno ide­olo­giche, tu come credi che oc­corra affron­tare que­stioni di tanta im­portanza e delica­tezza?

Premesso che il documento ufficiale della Carta dei Valori del Popolo della Libertà Ligure, approvato all’unanimità dagli Stati Generali di Varazze nel dicembre scorso, pre­vede: “l’accoglienza e l’integrazione delle persone immigrate deve coniu­garsi con il ri­spetto della legge ita­liana, con l’ordine e la sicurezza del nostro ter­ritorio, con la libertà e il di­ritto dei cittadini di cir­colare se­re­namente per le strade, con la difesa delle nostre radici [..]. È im­portante che la Liguria sostenga e promuova il dia­logo inter­culturale in­teso come incon­tro tra culture di­verse nel giusto equi­librio dei diritti e dei doveri […]. La libertà religiosa deve es­sere garantita e va coniugata con il ri­spetto della legge e della sicurezza”. Malgrado ciò, io ca­pisco le paure dei cittadini genovesi. Nessuno può dirsi  veramente im­mune da impulsi biolo­gici come il so­spetto, la paura, il ri­fiuto dell’altro, dell’alieno, dello stra­niero, del di­verso. E questi impulsi biolo­gici, fanno sì che i genovesi tutti siano contrari alla costruzione di una mo­schea nel loro quartiere. Come af­frontare una questione di tanta im­portanza e deli­catezza? Far costruire la moschea oggi al Lagaccio significa produrre soltanto nuove conflittualità e nuove disuguaglianze.  Solo un’azione “po­litica bipartisan” può convin­cere la popolazione dell’ineluttabilità dell’integrazione re­ligiosa. Bisogna creare le condi­zioni af­finché si pos­sano program­mare ini­ziative di in­contro e di for­mazione che coniughino i valori della cittadinanza, con il di­ritto di libertà religiosa, affi­nando le competenze giuridiche, edu­cative e linguistiche necessarie per la gestione di centri culturali isla­mici. Si deve far accet­tare e ribadire che, ri­spettare ed af­fermare l’individualità di un popolo che ha i suoi diritti, non si­gnifica ne­gare quelli dell’individualità dell’extra-comunitario, che nella scala dei valori etici ha anch’esso valori primari, le­gati alla sua cultura alla sua religione e al suo modo di vivere. In­vece, il buoni­smo ideologico che per­vade la mente della sinistra a Ge­nova na­sconde l’egoismo di chi vuol esorciz­zare i pro­pri complessi di colpa o igno­rare, senza giustizia, l’equilibrato di­ritto di ognuno. Con­tro ogni buon senso, il sindaco Vin­cenzi, è andata oltre i suoi poteri ammini­strativi, di revoca e/o con­ferma dell’autorizza­zione a co­struire la mo­schea a Coro­nata e ha as­sunto l’indebito ruolo di ricercatore immo­biliare di area alter­nativa (La­gaccio). Il tutto, in sfregio al volere dei suoi amministrati. Urge la­vorare a una soluzione che garantisca i diritti delle mino­ranze senza ledere i diritti dei cittadini italiani. Solo con la con­divi­sione politica si può pensare di gover­nare gli impulsi biologici dei genovesi.

 

I frequenti episodi di corruzione e di immoralità diffusa gettano om­bre lunghe sulla nostra classe di­ri­gente. La gente vi si è tanto abi­tuata che quasi nemmeno più s’indigna. Non credi che nella sele­zione dei propri candidati e rappre­sentanti i partiti dovrebbero essere molto più rigo­rosi? Un leader poli­tico non do­vrebbe prati­care un’esemplare etica pubblica e pri­vata?

Il degrado socio-culturale della no­stra nazione e sotto gli occhi di tutti. Ma la delegittimazione e il populismo oltre che l’antipolitica dilagante, non recano un buon servizio alla nostra Repub­blica. Le persone oneste e per­bene de­vono partecipare at­tivamente alla ri­nascita culturale ed etica della società e della politica. Il de­mandare ad altri questo pesante far­dello non ci esime da colpe sulle scelte. Il popolo in de­mocrazia è so­vrano. La politica dell’alternanza è il vero sale della de­mocrazia.

 

Un aspetto curioso del centrode­stra è che raccoglie un consenso vastis­simo a fronte di un’or­ganizza­zione terri­toriale molto ra­refatta. A Bavari e in Valle Sturla, per esem­pio, l’unico soggetto poli­tico attivo è il PD. Pos­sibile che voi non riusciate a creare dei momenti di partecipa­zione e delle strutture in grado di so­pravvivere alla fine di una campagna eletto­rale?

Cari amici: a Bavari non è at­tivo il Partito Democratico, ma al­cuni mi­litanti che si rifanno a tale partito. La differenza non è da poco. I partiti, in generale, hanno smesso di presi­diare il territorio. Usano tec­niche di comunicazione di massa e non più ancorate all’esigenza locale. Motiva­zione: una ragione pretta­mente fi­nanziaria ed economica (nessun partito può più permettersi tali spese). Tutto è la­sciato all’intraprendenza personale e alla buona volontà dei singoli o dei gruppi.

 

Quale formula per un bipolarismo meno pasticciato? Im­magino che il tuo giudizio sul PD sia nega­tivo, ma nel PDL sono tutte rose e fiori?

Per un bipolarismo efficiente occorre ricalcare il modello europeo che uni­sce le forze omoge­nee in base ai valori di riferimento. Nel PDL non sono tutte rose e fiori… ma almeno non abbiamo la presun­zione di voler far coesistere il diavolo con l’acqua santa.

 

Che cosa rappresenta Bavari per te? Che cosa ti piace del tuo pa­ese, che cosa vorresti cambiare o miglio­rare?

Bavari è il luogo dei giorni spensie­rati della mia fanciullezza, dell’amicizia a prescindere. A Bavari ho de­ciso di far crescere i miei figli, che spero s’integrino con i figli dei com­paesani. Del mio paese mi piace tutto o quasi. Di ciò, sento il do­vere di rin­gra­ziare chi nei decenni passati si è ado­perato per uno svi­luppo che definirei a mi­sura di fami­glia. Vi era anche la ca­serma dei Ca­rabinieri e sicuramente è la cosa che rimpiango di più. L’ecosistema del no­stro quartiere è molto fragile e neces­sita di monito­raggi continui e di opere di consoli­da­mento. Non ba­stano la buona vo­lontà della popola­zione (sempre di­mostrata) e le opere in economia di­retta. Urge interventi di salvaguardia e di riquali­ficazione di alcune fra­zioni oltre a una maggiore attenzione dell’area boschiva (i roghi di quest’anno hanno dimo­strato l’estrema incu­ria). Auspicabile un pieno utilizzo a scopi so­ciali di tutti gli spazi inutiliz­zati (magari dati in ge­stione a pri­vati).

 

Rivolgiti ai cittadini con un tuo per­sonale appello al voto. Dacci i motivi per cui l’elettore o l’elettrice bava­rese do­vrebbe scegliere pro­prio te.

Dopo questa lunga intervista penso vi sia poco da aggiungere. Se non uno slogan: Andrea Cevasco è uno di NOI. Perché votare uno sconosciuto?
 
 
 
 
 
 

 

 

 

 

 

 

 

 

Share and Enjoy: Queste icone linkano i siti di social bookmarking sui quali i lettori possono condividere e trovare nuove pagine web.
  • bodytext
  • Sphinn
  • del.icio.us
  • Facebook
  • Mixx
  • Google

Social poster

delicious digg reddit technorati facebook twitter google yahoo wikio blinklist simpy spurl 

Downloads

  • Non sono disponibili documenti per il download.
  1. Track comments via RSS 2.0 feed. Feel free to post the comment, or trackback from your web site.

    Currently there are no comments related to article "Regionali 2010 Liguria:perchè dare la preferenza ad ANDREA CEVASCO.".

  1. You must be logged in to post the comment!